L'importanza della riabilitazione
Sono un uomo di 66 anni, affetto dalla GBS dal marzo 2009. Nel mese di
dicembre 2008 (3 mesi prima della GBS) sono caduto dalle scale a
chiocciola in casa di mia figlia, con una delle bambine in braccio ed
ho sbattuto forte la nuca sull’orlo del battiscopa con perdita di
conoscenza per pochi minuti. Portato all’ospedale, vi sono rimasto 2
giorni in un continuo svolgimento di analisi varie, col risultato che
me la sono cavata solo con un bel bernoccolo e mal di testa, la
bambina, completamente salva.
Alla fine di gennaio 2009 ho dovuto fare una fortissima cura con
antibiotici a causa di un'otite doppia; poco prima avevo fatto i
vaccini antiinfluenzale ed antibronchitico. Avevo debolezza alle gambe,
formicolio agli arti, ma non ci ho fatto caso, dato che vi era il
cambiamento del tempo (inverno-primavera). mi sentivo debole tutti i
giorni di più, mi reggevo a stento sulle gambe, per cui sono
andato – mi hanno costretto – dal medico curante che mi ha subito fatto
la richiesta per la visita al pronto soccorso. (L’ha compilata
chiedendo una visita cardiaca, in quanto chi arriva al pronto soccorso
con quella dicitura ha la precedenza).
La mattina dell’11 marzo, dovevo andare appunto per la visita, ma
appena sul cancelletto di casa, sono crollato a terra; mio genero mi ha
sollevato e messo in macchina. L’ultima cosa che ricordo è stato
l’inizio dell’intervista del medico del pronto soccorso, prima della
visita. Poi buio assoluto con alcuni sprazzi di dolore, fino al
risveglio un mese e mezzo dopo, circa.
I miei familiari mi hanno riferito che il medico del P.S. mi ha mandato
nel reparto cardiologico, dove ho avuto la fortuna di capitare nelle
mani di un medico che, riconoscendo i sintomi, mi ha subito indirizzato
al reparto Neurologico. I medici del Policlinico, preavvisati, mi hanno
subito fatto l’iniezione spinale da cui è scaturito l’esito
positivo per la poliradicolo nevrite acuta. Sono rimasto completamente
paralizzato da marzo a luglio 2009. Avevo molti dolori, sentivo tutto
ciò che succedeva e potevo solo piangere, senza poter asciugarmi
le lacrime e senza poter comunicare. Ero prigioniero del mio corpo!
Al secondo giorno di ricovero, ho iniziato il primo ciclo di
plasmaferesi (dovevo andare, per il prelievo, in un altro ospedale
distante circa 8 Km). In questi primi giorni, ho peggiorato sempre
più fino ad avere un arresto cardiaco, una paresi volto dx ed
interessamento degli occhi (rimanevano sempre aperti e quindi erano
sempre coperti da pomata e dalla fascia paraluce), e bocca, anche
questa semi aperta; apnee continue e dolori fortissimi in tutto il
corpo. Per questo hanno deciso di spostarmi dalla corsia, nel reparto
“cure intensive”.
In questo reparto intensivo sono stato sottoposto a quattro cicli di
plasmaferisi senza alcun risultato utile; ho continuato a peggiorare. I
medici sono passati quindi alla somministrazione delle immunoglobuline
e al secondo ciclo di cura con gli anticorpi - mi hanno riferito - ho
iniziato a migliorare. Da subito, sono stato intubato con sondino
naso-gastrico, quindi la PEG e la tracheotomia.
Dopo otto settimane di degenza, i medici della Terapia Intensiva hanno
avvisato i miei familiari, che, siccome ero stabile (la malattia si era
finalmente arrestata e iniziava a regredire), mi avrebbero trasferito
in una “struttura protetta” (che, secondo me, potrebbe anche chiamarsi:
parcheggio in attesa della morte) di una cittadina dell’interland,
scartata dai miei familiari, poi di altre località; sempre
scartate. Tale atteggiamento scaturiva forse dal fatto che essendo una
struttura <di emergenza> i medici avevano bisogno del letto
libero per altri arrivi. Io ero considerato, insomma, un malato
lungodegente e quindi un <peso> per loro. Inoltre, data la
gravità della mia malattia <non avevano, fino ad allora,
trovato un caso così refrattario alle cure>, i medici non
speravano vi fosse la possibilità di un miglioramento
significativo. I medici e i miei familiari cercarono, e trovarono un
posto nel reparto neurologico <Terapia Intensiva> dell’Ospedale.
Decisero il giorno, l’ora, chiesero ed ottennero l’elicottero, ma
all’ultimo momento questi non si potè alzare in volo e non vi
era la possibilità di averne un altro; per cui i medici
risolsero di fare il trasferimento in ambulanza. Parte l’ambulanza con
me a bordo, ma all’improvviso (non abbiamo mai saputo il motivo) la
fanno rientrare a Cagliari. Potete immaginare la sofferenza dei miei
familiari che seguivano a qualche Km di distanza l’ambulanza, quando
gli hanno comunicato il rientro del mezzo!!!
Solo dal mese di maggio, per tre volte la settimana per un’ora al
giorno, veniva una terapista che dopo 15 gg. si è ammalata ed
è stata sostituita a metà giugno da un altro terapista,
oberato di lavoro, e quindi veniva quando poteva. I terapisti si sono
concentrati sull’uso macroscopico degli arti, tralasciando
completamente la cura della dita, per cui oggi ho una
funzionalità residua di circa il 30% della mano Sx e del 60% di
quella Dx.
Per me, dopo essermi svegliato, è iniziato un periodo
bruttissimo; a causa della malattia e dei farmaci somministrati, avevo
numerosi incubi e vedevo cose, persone e animali inesistenti (ma per me
perfettamente reali) che cercavano di farmi del male in ogni modo.
Purtroppo tutte le cure per l'igiene del corpo mi causavano indicibili
sofferenze, anche se erano mitigate dalla professionalità degli
operatori del reparto terapia intensiva del Policlinico.
Comunque non si era mai placata l’intenzione dei medici di trasferirmi
altrove. Mia figlia si è interessata nel cercare le strutture di
riabilitazione presenti nella nostra regione e finalmente ha
individuato e visitato il centro di una cittadina a circa 60 km. Ha
messo in contatto i due dirigenti sanitari e finalmente nel luglio 2009
sono stato trasferito. Ero ancora intubato, con erogatore d’ossigeno al
seguito, ed avevo la PEG. Il viaggio lo ricordo ancora come una discesa
all’inferno! Il materassino dell’ambulanza era molto fine ed ero
praticamente disteso sui tubi di sostegno della barella o almeno
così mi sembrava dai dolori lancinanti; inoltre l’autista non
fidandosi dei consigli del medico a bordo e dell’infermiera, ha seguito
ciò che gli diceva il “navigatore satellitare” col risultato che
invece di 45', abbiamo impiegato un'ora e mezza per risparmiare 7
km di strada.
Solo dopo che sono entrato nella struttura riabilitativa ho potuto
rendermi conto della cura che mi avevano prodigato gli infermieri e le
OSS di “Rianimazione del Policlinico”. Infatti, fino a che non sono
uscito da quel reparto ho continuato a pensare che tutti mi volevano
male, che mi facevano dispetti per farmi soffrire, che mi raccontavano
bugie perché io vedevo quegli animaletti che camminavano nella
stanza e su di me, e loro mi dicevano che non c’era niente; anzi mi
sconsigliavano di dirlo ai medici in quanto (loro, i medici) avrebbero
potuto aumentarmi i farmaci.
Dal giorno dopo il mio arrivo sono iniziati i massaggi da parte dei
terapisti; dopo qualche settimana sono stato portato in palestra per
intensificare la terapia motoria. Appena in grado, ho iniziato anche la
terapia col Lokomat ed in vasca. (ancora con la PEG e con la cannula
della tracheo inserita ma collegata alla “macchinetta”con sempre meno
ossigeno puro. Grazie alle “manipolazioni” dolorose ma utilissime dei
terapisti; con l’aiuto del Lokomat (macchina che - tenendoti sospeso -
riabitua passivamente le gambe alla deambulazione) e la indispensabile
ricerca e riattivazione di tutti i singoli muscoli, tendini e nervi,
durante le sedute in vasca riabilitativa, sono stato dimesso a fine
aprile 2010 e sono uscito in piedi aiutato da stampelle.
Va da sè che il personale; dagli OSS agli infermieri, ai
terapisti, manutentori ed operatori vari, sono il sale per il
condimento del miglioramento del paziente. Grazie alla loro
umanità e professionalità la quasi totalità dei
ricoverati, per malattie o traumi, ha un notevole miglioramento in
tempi relativamente brevi. Naturalmente dal giorno successivo alla mia
entrata nella struttura, non solo io, ma anche i miei familiari siamo
stati seguiti e confortati dagli psicologi del centro. Per quanto mi
riguarda ho smesso di vedere cose inesistenti e mi sono tranquillizzato
maggiormente. Mia moglie ha potuto finalmente togliersi la maschera di
ottimista e vedere le situazioni con più serenità. I miei
figli sono divenuti più sereni.
Ovviamente non sono guarito; secondo le ricerche che ho svolto su
internet mi aspetta almeno un’altro anno di cure intensive (secondo la
mia ASL invece, dovrei continuare con sole terapie giornaliere di
palestra – cioè da almeno 4 ore complessive di trattamento che
facevo nel Centro di fisioterapia intensiva, dovrebbe essere
sufficiente non più di una ora al giorno di palestra e, senza
l'uso di vasca riabilitativa. Per le mani invece i terapisti sono
dovuti intervenire su un danno ormai grave, riuscendo comunque a
recuperare, come detto prima, una funzionalità residua di circa
il 30% della mano Sx e del 60% di quella Dx.
A maggio/giugno 2010 riesco, qualche volta, a stappare la bottiglia di
plastica; sono costretto ad abbandonare i tubetti di dentifricio,
condimenti ecc molto prima di averli terminati. Non arrivo ad
allacciarmi le scarpe sia perché non riesco a tenere i lacci,
sia per la pancetta troppo sporgente (aa 116 Kg di marzo 2009 sono
passato a 83 Kg nel dicembre 2009 per risalire a metà maggio a
95) ed anche perché i muscoli rispondono ancora male. Con i
bottoni è una continua guerra; le asole sono le mie acerrime
nemiche. La mano destra ha le dita quasi del tutto aperte; quella
sinistra invece ha le dita ancora ad artiglio;
Dovrò sottopormi al taglio e allungamento di tutti i tendini
delle due mani, in un prossimo futuro (probabilmente a Bologna) se, nel
frattempo non migliorerò: Ma, mi hanno detto, che perderò
comunque la forza nelle mani per un 30% circa. Ho ancora vertigini, non
riesco a stare in piedi ad occhi chiusi; ho poca sensibilità ai
piedi e li muovo ancora poco, sono gonfi; Sono costretto a dormire con
una maschera (tipo areosol) collegata ad una macchinetta per mandarmi a
forza aria nel naso (mi è rimasta una grave forma di apnea
notturna). Durante il discorso, dimentico, a volte, parole di uso
comune o me le “mangio” parzialmente – ma questo può dipendere
anche dalla mia “estrema giovinezza”-.
Oggi uso la carrozzella per spostamenti lunghi e/o comodi; le stampelle
per tragitti brevi e a casa inizio a fidarmi delle mie forze camminando
senza sostegni; ho dei semplici tutori alle caviglie (molle). Malgrado
tutto continuerò a lottare con questo mostro di malattia fino a
tornare come prima. Tra poco inizierò nuovamente a guidare; a
battere sui tasti del computer con tutte le dita (ora uso il pollice
della mano Sx e l’indice della Dx) a non bisticciare col maus (le dita
si chiudono da sole) e tante altre cose che prima mi sembravano ovvie
mentre adesso sono una riconquista; come quella di poter abbracciare e
sollevare le mie nipotine (l'ultima è nata un anno fa, durante
il mio ricovero)
Spero che questa mia storia possa servire di aiuto ad altri che hanno
il nostro stesso problema. A tutti un Viva
la
vita!!
Tommaso
3 giugno
2010
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