Diario
di un viaggio a Miller Fisher
20 gennaio 2007 - Qualcosa di strano
È un sabato mattina strano,
mi si chiudono gli occhi, di solito attendo con ansia il pisolino
mitico del sabato pomeriggio,che mi ricarica di tutte le fatiche
settimanali.
Visto che sono passato a trovare un cliente, sbircio se trovo una
farmacia aperta, mi sembrava giusto provare la pressione, ma le trovo
tutte chiuse e non mi fermo a vedere quella aperta di turno.
Porto a casa Marco da scuola, non senza qualche difficoltà, in
tangenziale, gli occhi continuano a chiudersi, ben venga il pisolino
dopo pranzo.
Mi sveglio e comincia a girarmi la testa, ecco sembra labirintite, mi
sdraio sul divano e passa, ok mi sento un po’ strano, allora chiamo
Paolo, il mio amico medico.
Opss… scarta immediatamente la labirintite, mi consiglia di stare
calmino e di non affaticarmi alla televisione… seguo il suo consiglio,
mi metto a letto, scopro che mia moglie ha lo strumento per provare la
pressione, tutto sembra OK, ma verso le 21 vomito un paio di volte.
21 gennaio - Neurologia
Mi sveglio sempre più
strano, parlo con mia moglie e… sto biascicando le parole !
Mi alzo e barcollo, prendiamo la decisione immediata di recarci al
pronto soccorso; comunque mi faccio una doccia, non immaginando che nei
i prossimi ... mesi avrei sognato di farne un’altra.
Mentre mia moglie guida, chiamo il 118, l’operatore mi fa diverse
domande, mi chiede a che punto sono per strada e che auto guida mia
moglie, avrebbe allertato il pronto soccorso per ricevermi
immediatamente all’arrivo.
Continuo a scartare problemi di cuore, mi sembrava che dovesse
informicolarsi qualche lato del corpo, se ci fosse un infarto in atto;
l’ictus lo scartavo, altrimenti sarei già conciato male !
Arrivo al pronto soccorso alle 8,35 barcollando sempre più, ho
poche forze, mi gira la testa e vomito.
Mi intervistano alla reception e mi fanno accomodare dal medico.
Lo scoprirò solo dopo, ma sarà un grosso piacere, sono
capitato nelle mani giuste, il medico mi fa fare le analisi di routine,
la TAC, RM, ECG, ecc. quindi mi ricovera in Neurologia con già
l’idea che possa avere in corso la Sindrome di Guillain-Barrè.
Arrivo in Neurologia alle 11,42 e vengo immediatamente avviato verso un
paio di esami importanti per escludere del tutto possibilità di
tumori in atto, tra cui anche la rachicentesi. Anche la Dott.ssa, a
questo punto, parte con la terapia giusta: le immunoglobuline. Sono le
17, io sto sempre peggio, ma la battaglia comincia con il piede giusto,
siamo nettamente in vantaggio, posso solo vincere !
La Dott.ssa di notte mi segue incessantemente, oramai non deglutisco
più, mi danno un aspiratore per togliere tutta la saliva che
produco e che mi riempie la bocca.
Comincio a faticare, ansimare, la respirazione si fa difficoltosa,
sempre più.
22 gennaio - In rianimazione
Ormai respiro a fatica, con la
mascherina anche anche, mi faccio sempre più domande, ma… arriva
la barella, all'altro reparto mi stanno già aspettando, la corsa
continua, vengo intubato, e sotto continuo monitoraggio, vengo
ricoverato in rianimazione.
23-30 gennaio - Sedazione
Per qualche giorno vengo tenuto
quasi costantemente sedato, poi sempre meno; ci sono certi risvegli
tragici: ricordando gli incubi del sogno appena vissuto, ma non riesco
ancora a capire cosa stà succedendo, non mi muovo assolutamente,
neppure un dito.
Finalmente sento i medici che dicono di sospendere i sedativi di
giorno: finalmente riesco a capire quando è giorno, finalmente
ricomincio a mettere ogni tassello al punto giusto, ripercorro tutto il
cammino, ma non riesco ad aprire gli occhi, a muovere la lingua, posso
solo ascoltare, pensare pensare pensare…
31 gennaio - 8 marzo - Terapia intensiva
… Ma cosa posso pensare? Sento
tutto, scopro che quello che ho preso è una sindrome, che
dovrebbe essere una cosa lunga ma dovrei tornare normale, ma come? Come
è possibile che il mio corpo possa guarire? Devo comunque
crederci. Ho qualche alternativa? No !
Ma quanto lungo? Ascolto i medici che parlano di 9-15 mesi, in un
altro discorso accennano al fatto che se il paziente lavora e collabora
potrebbe abbassarsi del 20% il tempo. Così come sono,
completamente paralizzato, potrebbe sembrare un inferno, ma non
sarà sempre così mi dico, ci sarà un miglioramento
continuo fino ad arrivare alla guarigione, quando riuscirò a
sedermi, scrivere e almeno guardare la televisione. Allora ecco il mio
primo errore, riesco a sentire in che giorno siamo, allora comincio per
i giorni seguenti, a contare i giorni, ma qui parliamo di mesi, come
sarò in marzo? e in luglio? Terribile, bisogna fare qualcosa.
I medici raccomandano a mia moglie, da subito, di tenermi sempre
informato su tutto quello che succede fuori, probabilmente, dicono,
potrei sentire. Allora lei arriva all’orario delle visite e
mi legge fotocopie di articoli della Gazzetta di Parma e della Gazzetta
dello Sport. Quanto diventa importante l’orario di visita!
Quando sento l’infermiera chiedere alle colleghe “facciamo entrare i
parenti”, il sorriso spunta nella mia mente !
Verso metà febbraio comincio a muovere le dita delle mani e
dei piedi, i primi piccoli gesti inducono i medici a trovare il modo di
colloquiare: se muovo le mani vuole dire no, se muovo i piedi vuole
dire sì. E' la prima conquista. Riuscirò
così anche a scegliere gli articoli che mi interessano di
più, mia moglie mi elencava i titoli e io le facevo capire
quelli che potevano interessarmi.
Cominciano anche ad aprirmi, manualmente, gli occhi,
alzandomi le palpebre; riesco a vedere finalmente mia moglie, anche se
completamente coperta dalla cuffia e dalla mascherina, i miei figli e
le persone che mi circondano. Mi dicono che devo lasciarli
aperti poco, altrimenti potrebbero asciugarsi. Qualche
volta, durante le posture, strisciando sul cuscino, mi si aprivano gli
occhi, con grande terrore che l’infermiera non se ne accorgesse e li
lasciava aperti: aiuto! ma non potevo dire niente, dovevano solo
ricordarsi di chiudermeli. Dovevano anche ricordarsi di
controllare che le orecchie non fossero piegate: quante cose mi
facevano tremare ogni volta! Il primario si era particolarmente
raccomandato con il personale medico.
Mia moglie arriva con una radiolina e, all’ora del giornale radio,
ascolto le ultime notizie; vorrebbe lasciarla accesa anche quando va
via, per sentire un po' di musica, ma il terrore che potesse stancarmi,
combinato all’impossibilità di chiamare l’infermiera per
togliermela, è troppo grande.
Comincio nel frattempo anche la fisioterapia. Un gentilissimo
ragazzo della riabilitazione e una ragazza si alternano a muovermi: un
paio di sedute al giorno che mi riempiono la giornata. Solo un'ora al
massimo, ma mi danno i tempi della giornata, così come il
consueto bagno del pomeriggio, i cambi di turno, l’accensione
(drammatica, un lampo attraverso le palpebre finchè l’occhio non
si abitua) e lo spegnimento della luce sopra il letto, riesco a
definire anche le ore.
Non ho dolore particolare, ma la cosa più dura è la
postura: mi devono girare, dovrei stare al massimo quattro ore per
posizione (troppo). Finche sono supino, tutto ok, ma quando mi girano,
le ore diventano interminabili; meno male che qualche infermiera
capisce quando 'sono alla frutta' e mi gira, riempiendomi di gioia.
Questo è sicuramente il problema più grande che mi
seguirà per mesi.
Il dolore del collo, in una posizione scomoda, dopo una
mezz'ora diventa insopportabile, così come le spalle, la
schiena. Ma più grande di tutto è il dolore alle gambe,
anche se viene messo un cuscino tra le ginocchia, il peso della gamba
superiore su quella inferiore, con il passare del tempo, è
terribile, essendo io sensibile nelle gambe, ma non riesco a spiegarlo
a chi mi sta a fianco: bisognerebbe sensibilizzare il personale medico
su questo grande problema e trovare una soluzione (quando
sarei poi riuscito a spiegarmi, una soluzione la avrò trovata:
nella postura laterale, le gambe devono essere indipendenti, una
piegata e l’altra diritta, ma non sovrapposte. Dimenticavo
il lato positivo: quando mi rimettono supino, è una gioia
immensa.
Altro terribile dolore: viene deciso (giustamente) che mi devono
fare dei gambali per tenere il piede in posizione, altrimenti prende la
forma dello zoccolo del cavallo e per recuperare sarà più
lunga. Vengono fatti due gambali dai tecnici ortopedici che mi tengono
i piedi a 90 gradi e che dovrei tenere quando sono nella posizione
supina. Il brutto è che bisogna saperli mettere
correttamente: se messi male, o il calcagno, oppure il muscolo (la poca
carne rimasta) del polpaccio, soffre terribilmente. Passo
così notti insonni con dolori terribili e gli infermieri
impossibilitati di togliermeli… per il mio bene. Dopo la mia
esperienza, ho visto che è assolutamente necessario stare molto
attenti nel farli indossare, oppure avere dei gambali come quelli che
hanno a Imola. Dimenticavo il lato positivo: quando me li
tolgono, è una gioia immensa.
Arriva un letto speciale apposta per me, ogni 30 minuti si gira di
vari gradi, nel giro di due ore mi sposto da una parte all’altra del
letto, sono curioso di provare (ovviamente non lo posso dire ai
medici), ma sento che gli infermieri sono un po scettici.
L'esperimento si rivelerà un disastro: rischio di restare
impigliato con i tubi diverse volte, una volta, addirittura, mi fa
pensare per la seconda volta che ci lascio le penne, ancora pochi gradi
e… si accorgono che non funziona. Il giorno dopo mi rimettono nel mio
letto; meno male, qualcuno ha preso la saggia decisione !
La prima volta che me la sono vista brutta era, sicuramente,
durante un’incubo. Avevo sentito durante il giorno che il
tempo era brutto, la sera minacciava neve in abbondanza e la gioia
degli infermieri a prossime visite sulle piste di sci non mi era
passata inosservata. Ma durante la notte manca la corrente, partono i
gruppi elettrogeni, l’infermiere di turno esce un attimo, ma quando
rientra non si apre la porta della rianimazione. Questa deve essere
aperta con un pass che non funziona. Il tempo passa, i gruppi
cominciano ad andare in allarme; quanto tempo rimane? quanto ossigeno
mi arriverà ancora? Allora comincio a pregare, da qui non ci si
salta fuori.
La preghiera diventerà una grande compagna, il tempo
riesco a dimenticarlo, non conto più le ore e i giorni, aspetto
solo che la visita, che mi posturino, che mi lavino, quando sono OK
dico le mie preghiere… Tutte le volte, quando rimango di nuovo solo,
ricomincio. All’inizio solo per me, poi, pensandoci, ero sicuro che
tante persone mi pensavano e mi volevano sicuramente bene, ecco che
allora prima le preghiere per i miei famigliari, quelli di mia moglie,
tutti i parenti, poi per i miei amici, i miei colleghi ed anche i miei
clienti. Ogni persona la rivedevo, una per una, parlavamo
delle solite cose, e il tempo passava anche velocemente (si fa per
dire).
Speravo di rivedere le mie montagne estive e la chiesetta della
Madonna delle Nevi a cui devo tanto: mi aveva già protetto
diverse volte, ma questa volta doveva fare gli straordinari. Avevo
anche eletto l’ex parroco di Pedrignano, don Francesco, mio Angelo
Custode ufficiale, per lo meno lo avevo delegato a curara i rapporti
con i miei santi protettori. Avevo riparato il mio primo
errore: il tempo!
Verso fine febbraio arrivano i primi sensibili miglioramenti: le
dita si muovono meglio, riesco a fatica scrivere con l’indice sul
lenzuolo, con grossa difficoltà riesco a far capire a mia moglie
i miei pensieri, riesco a rispondere alle prime domande, non solo con
un sì oppure un no. Comincio a muovere la punta della
lingua: un successo, niente in confronto alla gioia di quando sento la
forza per alzare, anche di solo qualche millimetro, le palpebre.
Attraverso una fessurina, riesco a vedere, quando voglio, le persone,
gli infermieri, i medici che si danno il cambio a curarmi.
Arriva la mazzata (allora l’avevo giudicata così, invece si
rivelerà una ulteriore grande scelta del personale medico che mi
segue): mi trasferiscono in un centro specializzato fuori Bologna
(Imola, lo saprò più tardi). Non la prendo molto bene,
più che altro per mia moglie, che dovrà venire fino ad
Imola: scomodità che si accavallano. Anche mia moglie
mi vede per la prima volta preoccupato, e ne ha ragione.
Dimenticavo di dire che nel frattempo davo sempre risposte positive a
mia moglie: avevo messo in conto che dovevo assolutamente
TENERLA SU DI MORALE, quel poco di aiuto che potevo, dovevo darlo, le
dicevo sempre che era tutto OK, nessun problema, nessun dolore e il
tempo passava; non le chiedevo di quanto tempo avrei passate
(ovviamente lo sapevo) e lei evitava accuratamente di parlarne, tranne
qualche accenno al fatto che oramai il peggio era passato ed ero in
fase post acuta, che sarei stato ormai alla metà della mia
degenza… Ma quale metà? La meta era ancora lontanissima.
Viene deciso il giorno del trasferimento: 8 marzo.
Inutile ricordare quanto importante in tutto questo si sia rivelata la
professionalità di tutto il personale che mi ha seguito sino ad
ora, e al quale va un ringraziamento speciale: dal medico del Pronto
Soccorso, alla dottoressa della Neurologia, a tutto lo Staff medico e
paramedico della Riani
Marzo 2007 - Terapia
semi intensiva
Da qualche giorno si era sparsa la voce del mio trasferimento e a
turno, il personale della Rianimazione mi salutava calorosamente con un
arrivederci a presto (...) il giorno prestabilito, verso
mezzogiorno, arrivano gli incaricati del trasporto, il medico che mi
accompagna e mia moglie che mi seguirà con suo fratello.
Sento il medico che si procura una fiala di morfina,
capirò dopo il motivo. Non avevo mai fatto un viaggio in
ambulanza, tra l'altro anche lungo, sulla barella; il solo tragitto
attraverso l'ospedale e le prime 2 rotonde prima di arrivare sulla
tangenziale mi hanno già distrutto, la testa che balla
ripetutamente, le curve interminabili... e mancano ancora oltre un
centinaio di kilometri.
Il medico mi tiene la testa tra le mani e mi accompagna nei movimenti,
che gentile, mi accompagnerà fino a Montecatone, seduto
sull'ambulanza in una posizione sicuramente innaturale per potermi
alleviare il fastidio senza farmi l'iniezione !
Per distrarmi immagino tutto il viaggio come se fossi alla guida, la
città, la tangenziale, l'autostrada l'avrò fatta decine
di volte, dopo l'uscita a Imola, memorizzo le strade nella mente, un
giorno uscirò di qui e guiderò io l'auto. L'arrivo
è una liberazione, finalmente fermo, con tutti i tubi attaccati
alle macchine, non alle traballanti bombole di un'ambulanza.
Conosco i nuove medici, nuovi infermieri e LEI, la prima che mi
accoglie e che mi accompagnerà per parecchio tempo nel nuovo
mondo, con tanta dolcezza e cura, rappresenterà il gentil sesso del centro di
riabilitazione. In LEI riconosco tutto il personale infermieristico che
mi seguirà con tanta dolcezza per i prossimi 5 mesi e mezzo.
Arrivo di giovedì, il venerdì e il sabato sono giornate
interminabili, le più brutte probabilmente di tutta la mia
degenza. L'aspettativa per il nuovo posto, il lavoro che doveva farmi
passare al meglio le giornate, non arriva. Deve prima visitarmi la
fisiatra e, in attesa, non mi muovono.
L'arrivo di mia moglie è tragico: mi vede veramente male, sono
molto giù di morale, non conosco nessuno e il tempo passa
lentamente. Non riesco a comunicare, non capisco perchè non mi
posturano e la paura di piaghe comincia a farsi largo nei pensieri.
Finalmente il lunedì mi visitano, mi fanno la scheda, sembra di
essere a scuola, non raggiungo la sufficenza, qualche 2 è il
massimo che arrivo a prendere. Dal martedì incomincio la
fisioterapia. Finalmente un angelo si occupa di me, parla, si presenta,
mi fa vedere i suoi bellissimi occhi, deve capire se ci vedo abbastanza
e comincia a muovermi. Si parte! In questo ANGELO, che mi
seguirà con tanta dolcezza, riconosco tutti i fisioterapisti che
mi seguiranno con tanta professionalità per i successivi 5 mesi
e mezzo.
Arriva mia moglie il martedì, scopro che è stata da cani
(non commetterò più comunque l'errore di essere
giù di morale di fronte a lei), si è presa un giorno di
ferie per starmi vicino. La rassicuro, finalmente mi incomincio ad
ambientare, il personale incomincia a conoscermi e il tempo ricomincia
a passare. Un nuovo mondo.
Sento che il mio vicino di sinistra addirittura mangia qualcosa, quando
sarà il mio turno? A destra sento qualcuno che sussurra qualche
parola, chiama le infermiere; un giorno, spero presto, sarò io a
parlare... ma quando? Mi immedesimo in tutti i miei compagni di
sventura; non so perchè, ma per me hanno avuto tutti il mio
stesso iter, avremo gli stessi tempi di recupero? Allora incomincio a
pensare da quanto tempo sono ricoverati, per immaginarmi al loro posto
tra qualche mese... ma quando?
La fisioterapista inventa una lavagna con tutte le lettere
dell'alfabeto, comincio (si fa per dire) a parlare attraverso gli
altri: scorre con un dito tutte le lettere ed ad un mio cenno sulla
lettera, si ferma e ricomincia dalla A, ci vuole un po' di tempo, ma
riesco a spiegarmi. Anche il supplizio del catarro nei polmoni
incomincia a migliorare: prima, quando dovevo essere aspirato,
occorreva aspettare che il personale me lo chiedesse o si accorgesse
dei valori sui monitor; adesso, sempre LEI inventa un movimento per
fare capire a tutto il personale quando ho bisogno: faccio le corna!
visto che adesso riesco a muovere le dita quanto basta per accennare il
gesto, un po' cafone ma indispensabile, e viene anche affisso un
cartello sopra il letto: muovo le mani = NO, muovo i piedi = SI, faccio
le corna = devo essere aspirato.
Mia moglie arriva ogni 2/3 giorni, purtroppo le visite sono brevi, il
viaggio è lungo, sei ore tra macchina, treno e taxi per
stare un'oretta da me. Sicuramente il tempo vola quando lei
è con me e il sollievo di qualche massaggio ai piedi è
impagabile. Un'altra cosa bellissima è il racconto di tutte le
persona che incontra durante la settimana, di tutti quelli che
telefonano a casa per chiedere notizie: un'occasione per sentire vicino
tutti i miei amici e sono tantissimi.
Arriva anche mia cugina, arriva il mio grande aiuto, so di essere
tranquillo quando lei è con me, con le notizie quotidiane di
tutti. Questo è stato un grande problema. Da quando mia
moglie esce dall'ospedale e fino alla sua prossima visita, i
pensieri si accavallavano... per almeno 2 giorni sono al buio, se fosse
successo qualcosa, come potevo saperlo? ai miei cari... fino al ritorno
di mia moglie... e se fosse successo un incidente? Appena uscita,
oppure ai miei genitori... vivevo al buio nel vero senso della parola.
Mia cugina sa tutto, ha passato 40 anni tra gli ammalati, sa sempre
cosa fare, sa cosa ti può fare piacere, sa che sono orgoglioso
di averla vicino. Arriva il fisioterapista a cui sono stato assegnato
(era in ferie, poi ad un corso di aggiornamento), ora arriva da me, con
tutta la forza che può mettere, sino allo sfinimento, mi gira e
mi rigira per 3 mesi e mezzo. Una pazienza infinita, una simpatia
innata e tanta voglia di lavorare e di farmi lavorare, ha trovato la
persona giusta, insieme faremo molto, mi porterà fino ad alzarmi
dal letto, con una grande esperienza alle spalle, passeremo 3 mesi
proficui ma anche divertenti.
Incomincio sempre di più a conoscere gli infermieri, conoscere
le storie dei mie compagni, sono quasi tutti qui per incidenti, solo io
sono diverso, ho una sindrome, ma sono alla stessa stregua di un
incidentato. Conosco anche i medici, il primario dal sorriso
rassicurante arrivava sempre al momento giusto ed aveva sempre la
parola giusta. Mi fa capire che non si può guarire in breve
tempo, mi assicura che nessuno ha fretta, mi fa capire che il mio corpo
deve fare il suo corso, non posso fare diversamente, nessuno ci corre
dietro e se la testa lo capisce siamo a posto.
Continua in me sempre di più la curiosità di scoprire
come faccio ad uscirne. Dopo 2 mesi cominciano a stare aperti gli
occhi: vedo discretamente, la lingua si muove sempre di più
(anche con l'aiuto di energiche tirate da parte dei fisioterapisti). La
lingua è un disastro, le labbra sono screpolate, la bocca
è un inferno: senza liquidi e senza muscoli è sempre
asciutta, si forma una brutta patina e la fatica ed il fastidio per
toglierla è grande. Dopo poche ore siamo da capo, arrivo a
pensare di averla persa... a questo punto non mi danno più di
tanto, anche se mi dà molto fastidio.
Le flebo dove le mettiamo? ormai non ho più vene, sono 50 kg (22
in meno del mio peso), dopo poco tempo mi vengono delle flebiti, quando
mi lavano e mi sfiorano dove avevo la punta della flebo vedo le stelle.
Allora un altro posto, un altro buco per mettere il PVC. I prelievi
quotidiani di sangue arterioso sono dolorosissimi, il famigerato emogas
è un incubo, chiedo che venga sospeso, ma è
indispensabile per vedere come respira
il mio organismo, come assimila e cosa produce.
La nota positiva è che sono sempre stabile e sono ormai pronto
per passare in semi-intensiva. Sento che ci saranno le stesse persone,
avrò la TV in camera, potrò distrarmi, non mi sembra
vero, anche se i movimenti e la respirazione non sono migliorati per
niente mi sembra di fare un grosso passo avanti.
Comunque nel frattempo è migliorato il mio parlare... con mia
moglie, scrivendo... con il movimento dell'indice sul lenzuolo, ecco
che riesco a chiedere un sacco di cose, anche quando arriva mio
cognato, che vede tutti i miei colleghi in ufficio, posso ricambiare
tutti i loro saluti ed auguri.
28 marzo 2007, il
giorno di ITALIA - SCOZIA di calcio.
Sapete che
sono sempre aggiornato, sento le notizie sportive raccontate da mia
moglie o ascoltate dalla radio in sottofondo. Vengo trasferito,
vedrò la partita in tv, finalmente. La televisione
c'è, ma bisogna avere il telecomando e usarlo, ma chi ci riesce
? Grazie all'infermiera di turno riesco (...) a fare tutto, mi accende
la tv, mi regola il volume e mi verrà a spegnere alla fine della
partita, in effetti si può pensare sempre più in positivo.
La mia nuova stanza con balcone si affaccia sul sorgere del sole,
vedo le prime luci dell'alba, il sole che sale da un punto e gioco ad
indovinare di quanto si sposta il mattino successivo, se non è
nuvoloso: è il divertimento del risveglio, mentre la sera seguo
le ombre allungarsi sul balcone, fino a raggiungere il parapetto.
Sempre presto in primavera, sempre più tardi nei due mesi e
mezzo che passerò in semi-intensiva. Il colloquio (si fa per
dire) con i medici dà sempre più soddisfazioni e, anche
con il fisioterapista, imparo a collocare i termini mielina,
glossofaringeo, diaframma, deltoide, ecc ecc.
Mi accorgo che l'udito è peggiorato mostruosamente, lo dico
alla dottoressa e LEI, con una pazienza da certosino, aiutandosi con
una pistola aspiratrice, piano piano, mi libera da tutto il cerume di
questi mesi, mi aiuta finalmente a sentire bene. In LEI riconosco tutto
il personale medico che mi ha seguito con tanta bravura per tutti i
sette mesi e mezzo di degenza. Anche adesso, che ho la fortuna di
sentirli da persona guarita, posso solo essere fiero di aver conosciuto
persone preparatissime.
La mielina: capisco che è scomparsa e che deve ricrescere,
ma da sè, senza nessun aiuto farmacologico, il mio solo
organismo la deve produrre. Il pericolo è sempre in agguato, il
giorno del Gran Premio di Formula Uno in Bahrain, il 15 aprile, in cui
vince Massa, non riesco che a vedere pochi giri, non ce la faccio, la
febbre sale altissima, spengo la TV e mi riempiono di ghiaccio attorno
al corpo. Mi hanno sempre detto che un'infezione mi avrebbe fatto
perdere tempo prezioso nel recupero, meno male che questo sarà
l'unico ostacolo sulla mia strada.
Le mie preghiere quotidiane sono innumerevoli, tutte le persone
che conosco mi fanno compagnia e penso molto a loro in queste, alla
fine chiedo sempre anche qualcosa per me, qualche... cucchiaino di
mielina che la mia madonna protettrice deve procurarmi. Il
glossofaringeo, cosa deve fare? sembra aiutarmi nella degluttizione.
Arriva il primo incredibile sapore, mi danno un ghiacciolo al giorno
per aiutare a far partire i muscoli del palato, riattivare le corde
vocali, aiutare il movimento passivo della degluttizione. Il primo al
gusto del limone è fantastico, lo succhio con l'entusiasmo del
primo dolce della mia vita, e mi sembra di essere il cagnolino degli
ammaestratori, aspetto il giorno dopo per lavorare e per meritarmi il
dolcetto !
Il deltoide, bicipiti, tricipiti, ecc ecc, sono tutti i muscoli
che vengono trattati nelle sedute quotidiane di fisioterapia, sembra
sempre che migliorino, senti sempre qualcosa di più, lavori, ma
ci sono sicuramente solo miglioramenti, mi vedo allungare la punta dei
piedi sempre più, toccare il fondo del letto spingere, ok, non
riesco ancora a spostarli lateralmente, ma... andiamo avanti. La mani,
le braccia migliorano meglio, riesco a muovere le dita sempre meglio,
spostare di lato le braccia, arrivo sino al bordo del letto, mi
aggrappo, faccio forza e i muscoli rispondono sempre più ma di
alzarsi il braccio da solo neanche un cenno. Nelle mie preghiere
chiedo qualche ... grammo di muscolatura che la mia madonna protettrice
deve farmi crescere.
Incomincio anche il lungo cammino con la logopedista, una dolcezza
infinita e una pazienza certosina, ore e ore a mettermi il ghiaccio
sulle guancie per far ripartire i muscoli della mandibola. Ghiaccio in
gola per far partire la degluttizione passiva, fino alle prime prove
con lo yogurt e poi con il budino, ma le composte di frutta tipo
omogenizzati, mi danno un attimo di dolcezza. Ogni pezzo, e sono
tantissimi, deve partire: mi concentro prima sul diaframma, è la
base della respirazione, continuano a farmi tante prove, diminuiscono
la forza della pompa che mi dà l'aria, il flusso, la
capacità, mi fanno lavorare sempre più.
Arriva il 2 aprile, sento che il giorno dopo è
l'anniversario della morte di papa Giovanni Paolo II, affido a lui il
mio diaframma, ha sempre comunicato tanta speranza: il giorno dopo il
diaframma parte, incomincio a respirare da solo. L'8 aprile è
Pasqua, mi dicono che dalla settimana dopo mi avrebbero accelerato il
lavoro polmonare, di tirare fuori tutti gli attributi perchè
è ora di provare a respirare da solo. Passerà ancora un
lunghissimo mese di lavoro, e il respiro migliora sempre: verso la fine
di aprile incominciamo i primi distacchi dal respiratore, 20-30 eterni
minuti per incominciare, per arrivare ad un'ora ci vuole tutta una
settimana, poi due ore, quattro ore e, verso il 10 maggio, arriviamo
alle dodici ore senza macchina !
Ormai sono lanciato, incito il mio compagno di stanza, dobbiamo
riuscire a passare la notte senza respiratore, ora è un attimo,
ci arrivo, stanco, senza chiudere occhio per paura di fermare il
respiro. Devono collegarmi al mattino almeno un paio d'ore per farmi
riposare ed essere pronto per la ginnastica. Il mio compagno di stanza
non ci riesce, è troppo debole, sarà comunque nei mesi
successivi il mio protetto, lo inciterò costantemente, anche se
cambierò reparto, la mia visita al suo letto diventerà
prassi: forza Islam (è il suo nome) devi farcela!
Intanto resto sempre più seduto sulla carrozzina, il peso
della testa, il posizionamento della schiena rendono sempre doloroso il
compito, ma non posso tirarmi indietro, i fisioterapisti credono oramai
in un mio grande recupero. Parlano di prossimo trasferimento,
avverrà in giugno, andrò in palestra, avrò bisogno
di tuta e scarpe da ginnastica, cosicché chiedo a mia moglie di
incominciare a portarmi tute e calzoncini corti. Mi faccio portare
anche il cellulare, sì, è ancora presto, ma non vedo
l'ora di arrivare alla tastiera del cellulare, e mi incomincio ad
allenare con il telecomando della tv; il 12 maggio riesco ad inviare il
primo SMS.
Ancora 15 giorni di notti insonni, ma il giorno arriva, incomincio
a dormire, la macchina infernale si spegne. Rimane ugualmente in stanza
come il cordone ombelicale, me ne accorgo la prima volta che in
carrozzina esco dal reparto: è durissima, non vedo l'ora di
tornare a fianco (seppur spenta) della mia macchina. Fuori dal reparto
scopro per la prima volta i corridoi dell'ospedale, il terrazzo, il
bellissimo panorama, la moltitudine di persone in carrozzina, sono
veramente frastornato, se ne accorge anche mia cugina, che per prima mi
fa fare questo viaggio e che cerca di tranquillizzarmi.
Con la logopedista e il fisioterapista si incomincia anche a
provare la voce, sempre ore di esercizio, prove di sillabe, di
ritornelli cadenzati e i compiti da fare in sua assenza. Mi curano
anche amorevolmente la bocca, conciata male, sempre asciutta e con la
patina sulla lingua sempre dura da togliere. La televisione mi fa
sempre più compagnia, seguo le gare pomeridiane della vela per
diversi giorni, tifando tutti insieme per le barche italiane in Coppa
America. Addirittura mi faccio portare dei libri, scrivo SMS agli
amici, finalmente posso tranquillizzare anche i clienti.
Piano piano si riprende a mangiare qualcosa, sempre frullato
comunque; nel frattempo è tornato l'olfatto, i primi profumi
inebrianti sono del ragù che il personale dispensa agli ammalati
già sufficienti: dopo quattro mesi di isolamento, incomincio a
sognare il cibo e i suoi sapori e le mie mangiate di pesce.
Arriva anche il mio momento, il piatto di pasta frullata al
ragù oppure al pomodoro, diventa (dalla voglia) il manicaretto
più buono del mondo, specialmente dopo oltre quattro mesi di
buio. Arriva anche il momento di lasciare la terapia intensiva,
di lasciare i miei carissimi medici e paramedici, ma non preoccupatevi,
siete nel mio cuore, nel cuore di un paziente che ha condiviso con voi
ansie e dolori, prendendo da una loro piccola gentilezza una forza
inaudita, e ci vuole tutta. Grazie Leo e a tutte le sue colleghe,
grazie a tutte le mie ancelle dal sorriso sempre pronto e ai
preparatissimi infermieri che mi hanno sopportato con pazienza. Grazie
a tutto il reparto di terapia intensiva e semi-intensiva di Montecatone.
11 giugno 2007
Da qualche giorno era previsto il
passaggio al nuovo reparto ed ero sicuramente eccitato, finalmente
arrivavo alla palestra, un enorme passo in avanti, ancora non
camminavo,ancora non rimanevo in piedi, ma continuavano a dirmi che
sarebbe stato molto facile... dai crediamoci !
Non vi ho ancora detto della smania che avevo: mi ero
già fatto portare le scarpe da ginnastica, 2 tute di ricambio,
qualche maglietta comoda da indossare e biancheria intima di
ricambio... che... nelle mie condizioni ad essere ottimisti era dire
poco.
In questo reparto bisogna imparare ad essere
autosufficienti, dal scendere dal letto al mangiare da solo ed andare
in bagno, sempre cose impossibili solo al pensare, ma che nel giro di
un mese di duro lavoro saranno realtà.
Ovviamente l'inizio è difficile, ma sono in compagnia di
mia cugina che, per la prima settimana, mi aiuta ad ambientarmi nel
nuovo reparto, dove cominciano a pretendere il tuo lavoro, devi darti
da fare sempre di più.
La palestra è veramente importante, devi lavorare
parecchio, sono aiutato da validi fisioterapisti e passa il tempo,
finalmente passa il tempo, il nemico principale da sottomettere.
Incredibilmente alla fine della prima settimana il
fisioterapista che mi ha allenato, tirato, rovesciato, prova a farmi
strare in piedi da solo... ci devi riuscire... ci riesco... il mio
corpo è pesantissimo ma ci riesco.
Sono appena poco più di 50/52 kg., ho cominciato
oramai a mangiare frullato e a giorni passo al cibo solido, adesso
prendo qualche kg. e dopo un'altra settimana di rinforzo muscolare, il
22 giugno mi peso: sono 53 Kg.
Arriva l'ordine del fisioterapista, andiamo alle parallele,
devi camminare da solo... cammino incredibilmente da solo, tenendomi
stretto, ma cammino ! Ovviamente non vedo l'ora di comunicarlo a tutti
i miei amici, di scriverlo sui muri, di quanto sia bellissimo, ma
avanti, la strada è ancora lunga.
Arriva un altro bellissimo momento di questa storia, ritrovo
il computer o meglio trovo un sacco di amici: vado per la prima volta
alla sala computer dell'ospedale, c'è anche una biblioteca,
scacchiere con tanti affezionati partecipanti che, viste le condizioni,
riescono a riempire benissimo le giornate. Mi presento ed insieme ai
responsabili cominciamo ad organizzarci, posso dare la mia mano per i
pc (vari problemi quotidiani) ma principalmente per gli scacchi, mi
impegno ad istruire i ragazzi che, fino a ieri, vedevano il gioco in
altro modo, ora, dopo qualche lezione, trovano le motivazioni, le
tattiche, la voglia di riuscire a vincere... non solo sulla scacchiera.
In questo mese veramente le cose migliorano a vista
d'occhio, prendo kg. e si cominciano a vedere, posso andare in giro per
l'ospedale in carrozzina, vedo finalmente il bar, dove mia moglie ha
aspettato tanto tempo prima di poter entrare quell'unica ora di visita
che poteva permettersi, mentre adesso sono io che posso uscire, girare,
vado a trovare i miei vecchi colleghi di reparto, mangio a tavola
insieme agli altri, cosa che poco tempo fa era lontana lontana.
Anche i medici oramai mi trovano sufficientemente pronto per
uscire anche da questo reparto, ora faccio quasi tutto da solo,
mi trasferiscono a piano terra, nei post-acuti... l'ultimo
gradino da fare prima del ritorno a casa.
11 luglio 2007
Sempre meglio e sempre più
in forza, continuo con un kg. alla settimana, questo ultimo mese
incomincia con il mio compleanno, vengono i miei figli con mia moglie,
organizzo una tripla festa, una per ogni reparto: la domenica con gli
infermieri mangiamo pasticcini, il lunedi, con i fisioterapisti al
lavoro, parmigiano !
Comincio a pensare che il ritorno a casa è veramente
vicino, mi tornano in mente tutti i pensieri passati nei mesi
precedenti, la primavera, l'estate che si avvicinava, l'autunno e poi
quando sarò arrivato a casa ? invece la casa è sempre
più vicina, forse anche un attimo di paura, come sarà il
ritorno ?
Un mese che passa velocemente, in buona compagnia, tutti mi
sono sempre più vicino, dai fisioterapisti al personale
infermieristico e medico, stiamo preparando il ritorno.
I fisioterapisti mi fanno lavorare sempre di più, tanto
lettino, tanta ginnastica, tante camminate per il parco per migliorare,
tante scale per rinforzare i glutei, siamo arrivati a 61 kg. ancora un
piccolo sforzo.
Organizzo un torneo di scacchi, con grande gioia, tante
soddisfazioni, la soddisfazione più bella è la frase di
commiato del responsabile del reparto computer, biblioteca e giochi,
che non dimenticherò mai.
Arrivano le feste di ferragosto... è ora di
vacanza... è arrivata l'ora di tornare... quasi 7 mesi ma:
con la consapevolezza che qualcuno
mi ha aiutato molto e lo ringrazio,
con tanta forza si riesce a vincere, e voglio che venga raccolto
il messaggio,
nella speranza che nessuno possa più soffrire di questa e
di altre malattie.
Prima di partire bisogna adempiere ad un rito, passare dal
ristorante di fronte al parco ad assaporare la prima grigliata di
carne, il primo colpo di vita dopo 7 mesi, deve rimanere dentro anche
questa !
Posso finalmente partire per Parma.
11 agosto 2007
La vita continua...
28 settembre 2007
Dopo tanti mesi sono tornato a
riprendere mio figlio a scuola come quel sabato mattina, ma questa
volta faccio... un'altra strada.
Roberto
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