Neuropatia Motoria Multifocale

- esperienza di guarigione attraverso l’integrazione di terapie tradizionali e naturali -


Alcuni anni fa sono stato colpito da Neuropatia Motoria Multifocale. Dopo aver passato una fase molto critica ho avuto un graduale e costante recupero fino al raggiungimento di una completa guarigione. Ritengo quindi utile raccontare pubblicamente la mia esperienza nella speranza che ciò possa risultare utile ed incoraggiante per chi è attualmente vittima di qualche forma di neuropatia di origine simile a quella che mi ha colpito.

Mi chiamo Luca, sono nato nel 1963, sono alto m. 1,70 e  peso 53 kg. Di professione faccio lo psicologo/insegnante di sostegno. All’età di circa 38 anni mi sono accorto che da qualche mese mi formicolavano (leggermente) le punte delle dita. Dietro consiglio del mio medico curante feci una elettromiografia agli arti superiori presso l’ospedale di Terni. Il risultato indicava una leggera sofferenza giudicata senza preoccupazioni come una passeggera reticolopatia, forse da compressione. Mi dissero di non preoccuparmi.

Per un paio di anni i formicolii sono andati e venuti, mi sono abituato ad essi senza farci più particolarmente caso. Nel frattempo continuavo a praticare attività sportiva senza problemi. Sulla soglia dei 40 anni il problema è improvvisamente degenerato: ho cominciato a perdere forza sulle mani: non riuscivo più ad aprire i tappi delle bottiglie, le mollette ed infine neanche ad utilizzare un tagliaunghie. Dopo uno o due mesi ho cominciato a perdere forza anche sulle gambe, dapprima faticavo a correre o a salire le scale poi non riuscivo più a camminare sulle punte o sui talloni, zoppicavo sempre più vistosamente. La situazione si stava facendo davvero preoccupante.

Tramite amici di amici (come al solito) riuscii a contattare un bravo neurologo dell’università di Roma presso il Policlinico Umberto I. Per intenderci, per bravo neurologo intendo uno di quelli che conosce anche le malattie rare e che è in grado di fare una visita accurata e una conseguente diagnosi accurata. La sua diagnosi fu: NEUROPATIA MOTORIA MULTIFOCALE PER BLOCCHI DI CONDUZIONE di origine autoimmune (cioè causata da mal funzionamento del sistema immunitario). La stessa malattia è stata diagnosticata in termini più generici ma forse più noti, come POLINEUROPATIA INFIAMMATORIA CRONICA DEMIELINIZZANTE nella forma clinica MULTIFOCALE MOTORIA.

Il dottore mi prescrisse immediatamente un’elettromiografia agli arti superiori e inferiori presso un laboratorio di fiducia. Nel giro di due settimane avevo il referto delle analisi che confermava la diagnosi del neurologo. Oltre a non presentare più i riflessi tendinei, avevo dei blocchi di conduzione elettrica che in alcuni nervi erano quasi completi (peroneo sinistro -98%, ulnare sinistro -88%); risultavano inoltre rari potenziali di fibrillazione e frequenti fascicolazioni.

Il dottore contattò il day hospital di neurologia del Policlinico Umberto I al quale mi presentai per la prima visita e la presa in carico. I medici del day hospital prepararono immediatamente la relazione clinica per richiedere alla farmacia la somministrazione di immunoglobuline (farmaco molto costoso che l’amministrazione dell’ospedale fornisce con molta parsimonia). Le immunoglobuline avrebbero dovuto neutralizzare l’azione auto distruttiva del mio sistema immunitario impazzito che stava attaccando la guaina mielinica dei miei nervi periferici.

Nel giugno 2003 ho iniziato quindi a sottopormi a cicli di immunoglobuline umane intravenose (IVIg o IgV), seguendo schemi proposti dalla letteratura internazionale: terapia d’attacco con somministrazione di 0,4g/kg/die per 5 giorni consecutivi; terapia di mantenimento con infusione per 2 giorni consecutivi ogni 4-6 settimane. Tale terapia si è protratta per due anni esatti.

Nei primi mesi di trattamento le mie condizioni miglioravano vistosamente dopo la somministrazione di immunoglobuline ma dopo circa 20-25 giorni tornavano a peggiorare. Ciò era normale in quanto l’effetto delle immunoglobuline dura proprio per questo periodo di tempo. Dopo poche settimane ho anche cominciato una fisioterapia (come mi è stato consigliato dai neurologi) per recuperare la funzionalità dei muscoli.

Secondo la medicina ufficiale le terapie per la mia malattia dovevano essere  solo queste e prevedevano per il futuro la sostituzione delle costosissime immunoglobuline (comunque sempre a carico della ASL) con più semplici e comodi da somministrare, immunosoppressori da assumere per il resto della vita. “D’altronde, devi imparare a convivere con la malattia...”, mi avevano spiegato.

Detto questo, passo  a raccontare la parte “alternativa” del mio percorso terapeutico.

La mia formazione psicologica mi porta a credere che in ogni percorso di guarigione sia fondamentale lavorare sui motivi profondi della nascita della malattia e sulle conseguenze che questa produce al nostro io. Sono assolutamente convinto che psiche e soma siano terapeuticamente e funzionalmente inscindibili. Tanto più nel caso di una malattia di origine autoimmune.

Quindi, nello stesso periodo in cui ho cominciato la somministrazione di immunoglobuline, ho cominciato un percorso terapeutico parallelo, alternativo e naturale. La mia malattia aveva avuto ragioni profonde per comparire, ora, se volevo realmente guarire, dovevo rimboccarmi le maniche e lavorare su queste ragioni (blocchi emozionali, traumi inconsci, squilibri energetici ecc.).

Il mio medico omeopatico, una dott.ssadi Roma, studiò la mia situazione prescrivendomi il rimedio adatto alla mia situazione attuale e continuando a monitorare i cambiamenti per modificare i dosaggi (in omeopatia il rimedio è personale per ogni individuo quindi è inutile entrare nei dettagli). Allo stesso tempo cominciai a frequentare il centro di medicina naturale NATA, Associazione Terapie Naturali (www.teachingnata.com).

Con la psicoterapeuta cui venni affidati seguii una sorta di psicoanalisi del corpo. Difficile da spiegare ma in parole molto povere si tratta di un lavoro diretto al riequilibrio energetico tramite lo scioglimento di blocchi emozionali che si accumulano inconsciamente nel corso del tempo.

Le tecniche praticate sono diverse. Nel mio caso è stata scelto inizialmente il metodo chiamato “Three in One Concepts” derivato dalla Kinesiologia emozionale (nota anche come Touch for healt). Questo metodo tende a riequilibrare l’equilibrio del paziente a livello fisico, mentale (conscio e inconscio) ed emozionale. Inoltre la mia terapeuta usa anche altre tecniche aggiuntive e complementari come fiori di Bach, massaggio energetico Bowtech, acque informate, metodo Luci White, costellazioni familiari.  Queste varie tecniche vanno a costituire un sistema personalizzato messo a punto dalla terapeuta per ogni singolo cliente.

Oltre a queste metodologie terapeutiche specifiche ho anche cambiato la mia dieta. Dapprima cominciando a seguire la Dieta a Zona, cercando di equilibrare l’assunzione di proteine e carboidrati, poi seguendo la dieta suggerita dal metodo Kousmine (metodo che ha un valore sperimentale accertato, risultato molto potente anche in casi di malattie molto gravi, dai tumori alle sclerosi. A tale proposito esistono numerose pubblicazioni sia in internet che in libreria; si veda anche www.metodokousmine.it.

Inoltre ho cominciato ad assumere per un certo periodo l’estratto di Aloe Arborescens e devo dire che questa pianta, considerata tra l’altro miracolosa nel riequilibrare il sistema immunitario, mi ha molto giovato: per esempio i crampi di cui soffrivo ogni notte (tipico sintomo della mia neuropatia) sono completamente spariti dopo 15 giorni di assunzione. Aggiungo che ho anche praticato degli esercizi di meditazione per l’auto guarigione.

Questo è sinteticamente  tutto quello che ho fatto per affrontare la mia malattia.

Ovviamente si tratta di un percorso molto personale, probabilmente non ripetibile. Credo però che sia abbastanza indicativo per capire quante possibilità vi siano per lavorare sulla malattia seguendo metodi non convenzionali. Sicuramente nell’ambito dei metodi naturali per ognuno possono esserci esperienze e terapie diverse ma altrettanto efficaci. Io ho considerato la malattia come un messaggio del corpo, ho cercato di ascoltarla e capirla. In questo senso la malattia può essere un valido alleato  per  trovare la strada del cambiamento.

Dopo aver passato momenti iniziali di vero sconforto che mi hanno portato anche ad una forma di depressione reattiva, il mio corpo ha cominciato a migliorare gradualmente ed inesorabilmente fino a recuperare non solo la funzionalità muscolare ma anche un’ottima capacità di conduzione elettrica dei nervi come è stato verificato nell’ultima elettromiografia che ho fatto nel maggio 2005. Oramai da un paio di anni non ho avuto più problemi. Ora pratico attività sportiva esattamente come prima dell’insorgere della malattia.

Questa, in sostanza è la mia esperienza. Non pretendo certo di dare ricette di guarigione. Mi piacerebbe però che chi si trova nelle condizioni in cui mi sono trovato io sappia che da questa malattia se ne può venire fuori e che esistono metodi naturali e alternativi che possono integrare (attenzione: non voglio dire sostituire), i metodi farmacologici tradizionali (anche se personalmente mi sono sempre rifiutato di assumere immunosoppressori). Non è necessario interrompere le terapie tradizionali, anzi all’inizio è bene tentare in tutte le direzioni, poi una volta raggiunto il miglioramento si può scegliere da soli come continuare a curare il nostro corpo.

Nel mio caso (forse in eccesso di zelo) ho interrotto l’assunzione di immunoglobuline solo dopo circa 2 anni, quando vedevo e sentivo che il mio corpo già da tempo si era ormai completamente rimesso. Per quanto riguarda metodi e terapeuti è importante scegliere quelli giusti ma con la volontà e gli attuali mezzi di comunicazione non dovrebbe essere difficile trovarli.

Buona guarigione !
Luca


Per contatti personali : lucalabarile@libero.it