Cronaca di una biopsia muscolare



Antonella è rientrata a casa il primo marzo! Non da crociera, non da viaggio in estremo oriente, bensì da un bel "soggiorno" in località amena denominata Ospedale S. Raffaele. Quello che ogni tanto sale agli onori di cronaca perchè ospita il nano e il picconatore.

Loro, al settimo piano, settore Q, dove c'è pure chi ti serve il pranzo coi guanti bianchi. Io, al DIMER, dipartimento di Medicina Riabilitativa. Per intenderci, una struttura separata dall'unità centrale, quindi, lontana dalla folla. Quattro i piani di "morbidezza": I, neurologia (dov'ero io) - II, endocrinologia - III, trapiantati e pazienti "motorizzati" - IV, ... non me lo ricordo

Questa la cronaca: sono entrata per la famigerata e agognata BIOPSIA MUSCOLARE. L'esame è stato eseguito nella mattinata di mercoledì 28 febbraio. Sala piccoli interventi... sempre sala operatoria è! Pare un set cinematografico.  Per la precisione, alle ore 11, girano un film di fantascienza! Interpreti:
- la sottoscritta, in qualità di fornitrice di materiale di studio
- neurochirurgo, giovane maschio, appena rientrato dagli States, agghindato come un astronauta
- chirurgo, giovane donna, che conclude suturando da chirurgo estetico
- infermiera "ai ferri", giovane donna, che m'intrattiene, nel senso che durante l'intervento mi tiene fermo il braccio destro, perchè preso dal ballo di S. Vito.

Il prelievo è stato effettuato al quadricipte femorale della coscia sinistra, dopo che il neurologo, giovane ricercatore maschio, sceso in sala, ha giocato ad anghingò… il prelievo dove lo farò! Mi hanno tenuta dietro le quinte, con tendina verde, per non farmi vedere le schifezze che combinavano. Anestesia locale, quanto brucia, e ... ciak, si comincia! Fino a quando il capo astronauta non ha raggiunto il "sito prelievo" il dolore è stato accettabile, tanto da permettermi allegra conversazione con gli operatori.

Giunto al punto "topico", la sottoscritta s'è lasciata andare a gridolini sottovoce in crescendo: ahi, ahiiii, ahiiiiiiiiiiiiiiii... mi sa che ho raggiunto i soprani!  Per fortuna è durato poco, forse perchè cominciavo a stonare. S'è aperta la porta ed è entrata una figura femminile con due provette;
bardata come su Armageddon, forse infermiera, forse biologa, ha ricevuto le MIE fettine di muscolo, e se l'è filata a riporre la "carne" in azoto liquido. Ho acconsentito che i reperti, una volta analizzati, rimangano a disposizione della ricerca per 10 anni.

Il tempo maggiore è stato impiegato per richiudere gli strati, non la finivano più di cucire. Da ingenua, pensavo ad una "cosa da niente", superficiale; invece mi hanno ricordato che sotto la cute c'è l'epidermide, il derma, lo spesso strato di connettivo e poi il muscolo. In conclusione, a ricordo dell'evento, ho sette punti esterni. Non posso guidare e, a camminare, sembro dr. House! Non posso ballare ma lo fa per me il povero muscolo stressato che balla senza che io gliel'abbia ordinato. Al momento il dolore è quello dei punti. La liberazione tra una decina di giorni.

Chiudo questo report con una riflessione: ogni tanto varrebbe la pena di fare una gita in ospedale; non da paziente, ma come visitatore; entrare in contatto col mondo del dolore fa comprendere quanto siamo fortunati.

Antonella

Milano, marzo 2007

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